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Sanità e scuola: OSNM e JUA YETU insieme per garantire prosperità alle comunità più vulnerabili

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Un sistema integrato, che vede insieme la scuola e la sanità, per interventi mirati ed efficaci che favoriscano il raggiungimento di un reale stato di benessere per la popolazione africana di Timboni.
Questo è l’obiettivo comune di OSNM e Jua Yetu già operativi nel villaggio di Handija (Watamu).

Di seguito un resoconto delle attività svolte, degli obiettivi e delle difficoltà riscontrate dal:

Progetto ambulatorio medico presso la “Mama Rossana School”

A cura di Sabrina Coccoloni

L’ambulatorio medico OSNM nei pressi della scuola Mama Rossana

Pochi giorni dopo la riapertura della scuola gran parte dei medicinali portati dall’Italia è stata inserita nell’ambulatorio che si trova all’ interno della struttura. Fin da subito ci si è resi conto delle oggettive difficoltà che avremmo potuto incontrare. Il contesto (villaggio) dove la scuola si trova è particolarmente complesso perché ancora fortemente legato a retaggi culturali e alla scarsa alfabetizzazione dei suoi abitanti.

La maggior parte di loro ancora trova nelle credenze religiose e nei rimedi naturali, la soluzione per le cure, delle diverse malattie. La figura del medico non sempre viene accolta come possibile soluzione ai propri disagi. Alcuni episodi durante la nostra permanenza ci hanno fatto riconsiderare l’approccio che avremmo dovuto tenere.

Fin da subito abbiamo compreso che il COVID non rappresenta per loro una minaccia, viene vissuto con estrema tranquillità e con una buona dose di scaramanzia, con la convinzione, nella maggior parte dei casi, che a portarlo siano stati gli occidentali. Il vaccino è presente nei principali ospedali ed è gratuito, ma la popolazione ne fa ricorso solo se si scontra con gli obblighi lavorativi, la maggior parte è molto reticente verso ogni forma di vaccino e preferisce far ricorso a mezzi illeciti per procurarsi le necessarie certificazioni.

Questo ci ha fatto riconsiderare l’iniziale intenzione di fare tamponi agli studenti, al corpo docente e ai collaboratori. Il corpo docente si è rifiutato di farlo cosi come i collaboratori, e per gli studenti sarebbe stata necessaria l’autorizzazione dei genitori, trattandosi inoltre di un test un po’ invasivo e difficilmente spiegabile e soprattutto, non essendoci una vera e propria cura, si è deciso di non procedere, almeno che questo non fosse espressamente richiesto. Abbiamo considerato diversi aspetti, non ultimo, il fatto che venire a conoscenza di una percentuale più o meno alta di casi, avrebbe comportato l’allontanamento dalla scuola per la dovuta quarantena, che sarebbe stata comunque portata avanti all’interno del villaggio, questo non ci avrebbe aiutato ad arginare i casi ma a emarginare complicando i rapporti già di per sé complessi. Per tanto si è deciso di non procedere anche in accordo con il medico che al momento porta avanti l’ambulatorio.  Le malattie principalmente da lui riscontrate durante le visite sono l’anemia, la cui rilevazione non è al momento possibile perché mancano le necessarie strumentazioni; i vermi intestinali, la malaria, problemi delle vie respiratorie, i farmaci presenti hanno consentito di avviare le prime cure.
Un altro grande ostacolo è rappresentato dai tabù ancora molto presenti nei confronti dell’AIDS.  La popolazione non è disposta a parlarne né tantomeno accetta ingerenze in merito. Pertanto, anche il relativo test non è stato eseguito pur con la consapevolezza che all’interno della scuola sono presenti casi.  Nella vicina città di Ghede c’è un centro specializzato in questa malattia e diverse associazioni di volontariato lavorano sulla sensibilizzazione della popolazione al fine di far intraprendere la giusta terapia e il corretto iter che prevede controlli mensili per gestire al meglio la malattia. Abbiamo iniziato a fare ricerche nella contea di Kilifi per capire se fosse possibile trovare una collaborazione con associazioni locali, che già si occupavano di problemi sanitari, poiché la loro esperienza, poteva aiutarci a portare un aiuto concreto alla popolazione. Purtroppo quando abbiamo deciso di intraprendere questa strada il tempo rimasto a nostra disposizione non era molto ma ci ha comunque consentito di incontrare una di queste realtà:  l’Associazione Dabaso Tujengane CBO che si occupa di diversi aspetti sanitari nei villaggi della contea, compresi incontri nelle scuole, dove vengono distribuiti assorbenti lavabili,  lezioni dedicate ai diversi aspetti della sfera sessuale, incontro poi portato avanti anche nella nostra scuola in collaborazione con l’associazione Little Dresses for Africa Italia  che ha contribuito donando alla scuola e all’associazione Dabaso Tujengane CBO oltre 250 assorbenti. I loro volontari, in gruppi di 5/6 persone, girano nei villaggi e vanno di capanna in capanna sensibilizzando la popolazione cercando di convincerla ad accettare cure per il loro stesso benessere. Parlare con loro ci ha fatto capire che la strada era quella giusta: Si tratta adesso di mettere a punto un buon piano al fine di poter portare un servizio non solo alla scuola ma anche agli abitanti del villaggio dove operiamo. Si è appreso inoltre che l’ambulatorio può solo portare cure ai frequentanti, in nessun modo può prendere in carico pazienti esterni alla scuola, pertanto volendo essere di aiuto, si pensava di affidare alla suddetta associazione l’organizzazione d’incontri mensili nel villaggio. Prima di partire, in accordo con Claudio Scatola Presidente di Operatori sanitari nel mondo, si è deciso di donare a loro parte dei farmaci e dei presidi sanitari, portati dall’Italia, poiché la loro conservazione, visto le elevate temperature, va fatta in modo adeguato. Sono stati donati loro anche i test COVID.

Purtroppo in alcuni casi le alte aspettative di successo del progetto sono state un po’ disattese, questo non dipende da nessuna delle parti, ma da una significativa diversità culturale che incide sulla disponibilità ad accogliere quanto viene offerto tutto ciò che è nuovo, considerato l’orgoglio personale e tipico della popolazione, non è mai vissuto con grande entusiasmo piuttosto come ingerenza ma nella quotidianità.
E’ giusto osservare, che sia il corpo docente che il preside e gli altri componenti dello staff, hanno più volte fatto ricorso sia al medico quando presente, sia ai medicinali per alleviare i vari disagi. Certo ci si deve lavorare, cercando di trovare modi adeguati nella comunicazione, nel rispetto della loro cultura, poiché questo è uno degli ostacoli più grandi riscontrati in questa esperienza. Durante la nostra permanenza ci siamo purtroppo scontrati con una forte negligenza genitoriale nei confronti dei propri figli e della loro salute.
Aida è una bambina di circa sei/sette anni che aveva un braccio ingessato dal 10 di ottobre 2021, la madre non l’aveva più portata in ospedale dove avrebbe dovuto sottoporsi ad un intervento per ridurre la frattura scomposta del gomito entro pochi giorni, purtroppo questo le ha causato grandi problemi all’articolazione che risulta adesso bloccata, abbiamo iniziato la fisioterapia ma non c’è garanzia che questa possa essere risolutiva. Operare oggi richiede un intervento molto complesso che andrebbe eseguito da un bravissimo ortopedico pediatrico presente solo a Mombasa.
Allis è un’altra bimba  malata di anemia, abbiamo proposto alla madre di portarla a fare approfonditi esami dopo l’ennesimo svenimento, ma la stessa, ha preferito rivolgersi ad un esorcista perché convinta che la diagnosi risiedesse in qualcosa di spirituale e non medico, creando alla scuola qualche problema.
Questi eventi fanno molto riflettere e devono servire per trovare sempre nuove e più adeguate soluzioni per far fronte a questi problemi.

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